Porta automatica in un edificio storico: quando l’esperienza fa la differenza
Ci sono installazioni nelle quali una porta automatica è semplicemente una porta.
E poi ce ne sono altre in cui ogni dettaglio deve essere pensato, verificato e realizzato con una precisione assoluta.
L’intervento realizzato da D.A.TECH a Palazzo Trentini (un edificio costruito nel 1734), nel cuore storico di Trento, appartiene senza dubbio alla seconda categoria.

Un progetto nel quale esigenze estetiche, funzionali, termiche e di sicurezza dovevano convivere con un elemento ancora più importante: il rispetto di un edificio storico di grande pregio.
E proprio per questo la soluzione DA.TECH è stata scelta al termine di una gara nella quale erano rimaste in competizione due aziende.

La proposta DA.TECH non era quella economicamente più conveniente. Era quella ritenuta migliore dal punto di vista tecnico ed estetico.
Una differenza che, in progetti di questo tipo, può fare tutta la differenza.
Una bussola automatica senza rinunciare alla trasparenza

La richiesta iniziale era apparentemente semplice: realizzare un nuovo ingresso automatico che permettesse di mantenere il più possibile la percezione del grande portale storico in legno e, allo stesso tempo, offrisse ai visitatori una vista libera verso l’elegante cortile d’ingresso del palazzo e le opere d’arte presenti.
La prima idea era quindi quella di una bussola completamente vetrata.
Ma Palazzo Trentini è a Trento.
E il clima, le prestazioni termiche richieste e le caratteristiche dell’edificio imponevano una soluzione molto più sofisticata.
Il semplice cristallo temperato non sarebbe stato sufficiente.

DA.TECH ha quindi sviluppato una bussola con serramenti a taglio termico e vetri camera, cercando contemporaneamente di ridurre al minimo la presenza dei profili per conservare la massima trasparenza possibile.
Una struttura che doveva quindi essere:
– altamente trasparente;
– termicamente performante con K termico del territorio di Trento;
– automatica;
– utilizzabile anche come uscita di sicurezza;
– strutturalmente adeguata a vetri di grandi dimensioni;
– perfettamente integrata nell’architettura esistente.
Non una semplice porta automatica, quindi.
Ma un sistema di alto valore e contenuti tecnici.
Il confronto con la tutela dell’edificio storico
La difficoltà maggiore, racconta Roberto Lucatelli, titolare di DA.TECH, è stata proprio questa:
mettere insieme tutte le richieste del cliente, quelle funzionali e quelle estetiche, ma soprattutto quelle legate alla tutela dell’edificio.
Anche i dettagli apparentemente più piccoli hanno richiesto soluzioni specifiche.
La richiesta era, ad esempio, quella di non rendere visibili i profili nella parte superiore.
Il sopraluce è stato quindi incassato nel soffitto.

Nella parte inferiore, invece, la guida di scorrimento delle ante è stata incassata nel pavimento storico in acciottolato, così da ridurre il passaggio d’aria e permettere una corretta sigillatura.

Il risultato doveva essere tecnologicamente moderno, ma visivamente discreto.
La tecnologia doveva esserci senza diventare protagonista.
Quattro metri e mezzo di vetro camera
Poi è arrivato il momento più delicato dell’intero cantiere: la posa dei vetri.

I numeri aiutano a capire la difficoltà.
I vetri fissi laterali hanno la ragguardevole dimensione di 4,5 metri di altezza e hanno dovuto essere inseriti all’interno della bussola con il portone storico ancora presente.
Gli spazi di manovra interni sono estremamente ridotti.

Il soffitto ha una volta che scende verso l’interno.
Pavimento e serramenti sono da proteggere.
I vetri camera hanno un peso considerevole.
Per movimentare e posizionare questi elementi è stato utilizzato un piccolo trattorino elettrico in grado di manipolare i pesanti vetri sui tre assi cartesiani.


In alcuni momenti si è resa necessaria la presenza contemporanea di cinque persone.
Una squadra che doveva muovere il vetro lentamente, centimetro dopo centimetro, evitando che gli angoli potessero toccare muri, pavimento, soffitto o serramenti.
Un’operazione nella quale non esisteva margine per l’improvvisazione.
La posa dei vetri: cinque ore per pochi centimetri alla volta
Per installare tre vetri fissi e il grande sopraluce con l’arco, in condizioni normali sarebbero potute bastare circa due ore.
A Palazzo Trentini ne sono servite cinque.

Cinque ore di concentrazione assoluta con il sudore che rigava la pelle sia per il caldo sia per la concentrazione.
Soprattutto per i due vetri perpendicolari all’ingresso, alti 4,5 metri.
Anche il sopraluce ha richiesto un’attenzione particolare: il vetro veniva sollevato con una piccola gru idraulica e fatto passare attraverso uno spazio ridottissimo, con pochi millimetri di margine.
Il tutto nel mese di luglio, con temperature esterne vicine ai 40 °C.
«Sembrava di essere in una fornace», racconta Lucatelli.

E dopo la posa dei due vetri più impegnativi, la squadra ha semplicemente avuto bisogno di fermarsi.
Una lunga pausa.
Perché anche la soddisfazione, qualche volta, arriva dopo aver tirato un lungo respiro.
Una porta automatica progettata per durare
Anche la parte automatica è stata dimensionata pensando alle caratteristiche dell’intervento.
Il vano di passaggio misura 1.180 x 3.100 mm, mentre le ante hanno un peso totale di circa 220 kg.
Per la movimentazione è stata scelta un’automazione ridondante Power Drive con carrelli rinforzati, dimensionati per carichi fino a 400 kg e dotati di ruote in tecnopolimero rinforzato.
Una scelta che privilegia non soltanto la capacità di carico, ma anche silenziosità, riduzione di attriti e vibrazioni e affidabilità nel tempo.

Per un intervento di questo livello, la parola chiave è una sola: affidabilità.
Perché quando si lavora con elementi pesanti, grandi dimensioni e vincoli architettonici importanti, progettare semplicemente per raggiungere il limite non è sufficiente.
Il risultato? Una porta automatica speciale firmata DA.TECH
Una porta automatica integrata nell’architettura dell’edificio storico di Palazzo Trentini
Alla fine, la bussola è lì.
Elegante, trasparente, discreta.
La tecnologia è presente, ma non invade lo spazio.
La porta si apre automaticamente. L’ingresso è protetto. Le prestazioni termiche sono state integrate nel progetto. E l’architettura storica continua a essere la vera protagonista.

Ma dietro quel risultato c’è molto altro.
Ci sono mesi di verifiche.
Ci sono le scelte progettuali.
Ci sono i confronti.
Ci sono le prove.
Ci sono cinque persone che muovono un vetro da 4,5 metri con il caldo intenso di un luglio da record.
Ci sono mani che lavorano e occhi che controllano ogni centimetro.
E c’è una squadra che, quando finalmente tutto è finito, può guardare il lavoro completato e dire semplicemente:
“Un’altra chicca della D.A.”

Quando le mani, la testa e il cuore fanno la differenza
Alla domanda su cosa direbbe a un giovane tecnico alle prese con il suo primo cantiere di questo tipo, Roberto Lucatelli non ha una ricetta semplice.
Parla di curiosità.
Di studio.
Di conoscenza dei materiali.
Di norme.
Di esperienza.
Di buoni mentori.
E soprattutto di passione.
Perché una competenza di questo livello non si costruisce in un giorno.
Si costruisce negli anni, continuando a imparare.
E Lucatelli sceglie una frase di San Francesco d’Assisi per spiegare cosa significa, per lui, fare questo mestiere:
«Chi lavora con le sue mani è un lavoratore. Chi lavora con le sue mani e la sua testa è un artigiano.
Chi lavora con le sue mani e la sua testa ed il suo cuore è un artista.»
Poi aggiunge:
«Indubbiamente, l’ultima è quella che mi sento sulla pelle.»
Forse è proprio questa la sintesi migliore di un lavoro come quello di Palazzo Trentini.
Perché alla fine resta un ingresso automatico perfettamente integrato nell’architettura.
Ma quello che non si vede è il lavoro che l’ha reso possibile.
Ed è lì, spesso, che si riconosce la vera differenza tra installare una porta automatica standard e realizzare un’opera “d’arte” su misura.

Dettagli tecnici e delle difficoltà
Elementi importanti richiesti:
- massima trasparenza possibile
- serramenti con profili minimali e incassati, in alto, nel soffitto a volta
- taglio termico con riferimento al K termico di Trento
- porta automatica
- porta automatica con uscita di sicurezza

Posa dei vetri
Abbiamo lavorato al millimetro per installare vetri altissimi e negli spazi strettissimi.
5 ore di lavoro per la posa dei vetri sui serramenti già fissati in precedenza.
Sopraluce
Incassato nel soffitto a volta interna.

Col portone ligneo chiuso, abbiamo impiegato una gru idraulica che ha movimentato su assi cartesiani i vetri ed il sopraluce, che sfilavano a pochi millimetri tra il portone, il pavimento ed il serramento.
Attenzione massima perché, se si si toccava uno spigolo del vetro, sarebbe saltato tutto il vetro.
Personale
Per poter sollevare e posizionare i vetri hanno lavorato contemporaneamente fino a 5 persone in spazi strettissimi e con temperature di 40°.


Dimensioni e pesi della porta automatica
Vano passaggio di 1180 per 3100 mm.
Peso ante 220 kili
Dimensioni ante 600 x 3150 mm
Taglio termico applicato a questa bussola
Il limite delle porte scorrevoli automatiche è che abbiamo 4 lati dove tendenzialmente può passare l’aria. Per evitare questo tipo di problematica e migliorare le prestazioni termiche è stata installata nella parte bassa una guida incassata a pavimento inoltre, sotto le ante, è stato inserito un profilo in pvc che garantisce per tutta la larghezza la tenuta al passaggio dell’aria.


Sulla parte superiore e sui lati verticali sono state inserite una doppia F per impedire il passaggio diretto dell’aria.
Tutte le F hanno inoltre un ulteriore spazzolino che va a sfiorare i serramenti per garantire ancor di più un’ottima tenuta all’aria.



Scorrimento anta
Visto l’importanza ed il prestigio dell’intervento, sono stati utilizzati carrelli Power Drive specifici per i 4 quintali di peso, nonostante il peso delle ante sia solo 220 kili.
Viteria
Viti parker in acciaio inox a testa svasata torx incassata




